E’ morto giovedì 2 ottobre 2008 il Professor Adolfo Parmaliana di anni 50, Docente di Chimica Industriale all’Università di Messina

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Dossier suicidio

Giovedì 23 Ottobre 2008 12:35

L’Espresso anticipa il dossier sul suicidio di Adolfo Parmaliana

di Riccardo Bocca

Magistrati. Politici. Affaristi. In un rapporto dei carabinieri gli intrecci tra potere e mafia nel messinese. Come quelli denunciati dal professore che si è tolto la vita un mese fa

Per leggere il dossier e i documenti dell’inchiesta Tsunami in formato PDF clicca sotto:

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L’ULTIMA LETTERA SCRITTA IL 1 OTTOBRE DAL PROF. ADOLFO PARMALIANA

Adolfo Parmaliana                                                                              1 ottobre 2008

La mia ultima lettera

La Magistratura barcellonese/messinese vorrebbe mettermi alla gogna vorrebbe umiliarmi, delegittimarmi, mi sta dando la caccia perché ho osato fare il mio dovere di cittadino denunciando il malaffare, la mafia, le connivenze, le coperture e le complicità di rappresentanti dello Stato corrotti e deviati. Non posso consentire a questi soggetti di offendere la mia dignità di uomo, di padre, di marito di servitore dello Stato e docente universitario.

Non posso consentire a questi soggetti di farsi gioco di me e di sporcare la mia immagine, non posso consentire che il mio nome appaia sul giornale alla stessa stregua di quello di un delinquente. Hanno deciso di schiacciarmi, di annientarmi.

Non glielo consentirò, rivendico con forza la mia storia, il mio coraggio e la mia indipendenza. Sono un uomo libero che in maniera determinata si sottrae al massacro ed agli agguati che il sistema sopraindicato vorrebbe tendergli.

Chiedete all’Avv.to Mariella Cicero le ragioni del mio gesto, il dramma che ho vissuto nelle ultime settimane, chiedetelo al senatore Beppe Lumia chiedetelo al Maggiore Cristaldi, chiedetelo all’Avv.to Fabio Repici, chiedetelo a mio fratello Biagio. Loro hanno tutti gli elementi e tutti i documenti necessari per farvi conoscere questa storia: la genesi, le cause, gli accadimenti e le ritorsioni che sto subendo.

Mi hanno tolto la serenità, la pace, la tranquillità, la forza fisica e mentale. Mi hanno tolto la gioia di vivere. Non riesco a pensare ad altro. Chiedo perdono a tutti per un gesto che non avrei pensato mai di dover compiere.

Ai miei amati figli Gilda e Basilio, Gilduzza e Basy, luce ed orgoglio della mia vita, raccomando di essere uniti, forti, di non lasciarsi travolgere dai fatti negativi di non sconfortarsi, di studiare, di qualificarsi, di non arrendersi mai, di non essere troppo idealisti, di perdonarmi e di capire il mio stato d’animo: Vi guiderò con il pensiero, con tanto amore, pregherò per voi, gioirò e soffrirò con voi.

Alla mia amatissima compagna di vita, alla mia Cettina, donna forte, coraggiosa, dolce, bella e comprensiva: ti chiedo di fare uno sforzo in più, di non piangere, di essere ancora più forte e di guidare i ns figli ancora con più amore, di essere più buona e più tenace di quanto non lo sia stato io.

Ai miei fratelli, Biagio ed Emilio, chiedo di volersi sempre bene, di non dimenticarsi di me: vi ho voluto sempre bene, vi chiedo di assistere con cura e amore i ns genitori che ne hanno tanto bisogno. Alla mia bella mamma ed al mio straordinario papà: vi voglio tanto bene, vi mando un abbraccio forte, vi porto sempre nel mio cuore, siete una forza della natura, mi avete dato tanto di più di quanto meritavo. A tutti i miei parenti, ai miei cognati, ai miei zii, ai miei cugini, ai miei nipoti, a mia suocera: vi chiedo di stare vicini a Gilda, a Basilio ed a Cettina. Vi chiedo di sorreggerli.

Ai miei amici sarò sempre grato per la loro vicinanza, per il loro affetto, per aver trascorso tante ore felici e spensierate. Alla mia università, ai miei studenti, ai miei collaboratori ed alle mie collaboratrici sarò sempre grato per la cura e la pazienza manifestatemi ogni giorno. Grazie. Quella era la mia vita. Ho trascorso 30 anni bellissimi dentro l’università innamorato ed entusiasta della mia attività di docente universitario e di ricercatore.
I progetti di ricerca, la ricerca del nuovo, erano la mia vita. Quanti giovani studenti ho condotto alla laurea. Quanti bei ricordi.

Ora un clan mi ha voluto togliere le cose più belle: la felicità, la gioia di vivere, la mia famiglia, la voglia di fare, la forza per guardare avanti.

Mi sento un uomo finito, distrutto. Vi prego di ricordarmi con un sorriso, con una preghiera, con un gesto di affetto, con un fiore. Se a qualcuno ho fatto del male chiedo umilmente di volermi perdonare.

Ho avuto tanto dalla vita. Poi, a 50 anni, ho perso la serenità per scelta di una magistratura che ha deciso di gambizzarmi moralmente. Questo sistema l’ho combattuto in tutte le sedi istituzionali. Ora sono esausto, non ho più energie per farlo e me ne vado in silenzio. Alcuni dovranno avere qualche rimorso, evidentemente il rimorso di aver ingannato un uomo che ha creduto ciecamente, sbagliando, nelle istituzioni.

Un abbraccio forte, forte da un uomo che fino ad alcuni mesi addietro sorrideva alla vita.

Lettera originale in formato PDF

 

Video dell’ultimo congresso dei Democratici di Sinistra di Terme Vigliatore del 28 Marzo 2007 relatore Prof. Adolfo Parmaliana.

 

INTERROGAZIONE PARLAMENTARE DEL SEN. GIUSEPPE LUMIA SUL CASO PARMALIANA

Pubblicato il 8 ottobre 2008  Seduta n. 69

LUMIA – Al Presidente del Consiglio dei ministri e al Ministro della giustizia

Premesso che, per quanto consta all’interrogante:

Nella mattina del 2 ottobre 2008 il professore Adolfo Parmaliana, docente ordinario di Chimica industriale all’Università di Messina, cinquantenne, si è tolto la vita lanciandosi nel vuoto dal viadotto Patti Marina dell’autostrada Messina-Palermo, dopo aver lasciato la propria autovettura sulla corsia d’emergenza;

il professor Parmaliana era nato e viveva a Terme Vigliatore, paese di circa 7.000 abitanti confinante con Barcellona Pozzo di Gotto (Messina);

fin da ragazzo il professor Parmaliana aveva dispiegato un appassionato impegno politico, che lo aveva portato negli anni a militare nel Partito comunista italiano e poi, fino a pochi anni fa, ad assumere il ruolo di segretario della locale sezione dei Democratici di sinistra;

la militanza politica e civile del professor Parmaliana è stata spesa sempre e coerentemente al servizio della difesa della legalità, della tutela del territorio, della ricerca della giustizia e della lotta contro la criminalità politica e le infiltrazioni della mafia in seno alle istituzioni;

per il suo atteggiamento integerrimo e coraggioso, il professor Parmaliana si è spesso ritrovato isolato a lottare contro poteri forti che condizionano il corretto andamento delle pubbliche amministrazioni e perfino degli organismi di controllo, in primis l’autorità giudiziaria;

in particolare, da molti anni e fino all’ultimo il professor Parmaliana ha lamentato l’inerzia di cui si è sempre resa responsabile la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Barcellona Pozzo di Gotto a fronte delle denunce che egli aveva nel tempo formulato circa i reati commessi da pubblici amministratori, professionisti e altri personaggi di rilievo di Terme Vigliatore;

delle inerzie degli organi giudiziari competenti il professor Parmaliana investì anche il Consiglio superiore della magistratura, cui inviò un esposto in data 3 dicembre 2001, con il quale rappresentò di aver più volte segnalato alla Procura di Barcellona reati di pubblica amministrazione e cointeressenze mafiose relative alla gestione dell’ente Terme e di avere, preso atto dell’immobilismo della Procura di Barcellona, interessato invano la Procura generale di Messina, nelle persone dell’allora dirigente dell’Ufficio e del sostituto dottor Antonio Franco Cassata, per sollecitare l’avocazione, e riferì altresì che l’avvocato Nello Cassata, figlio del dottor Cassata, aveva ricevuto incarichi professionali tra il 1999 ed il 2000 dal Comune di Terme Vigliatore;

in conseguenza di tale esposto, il professor Parmaliana l’11 marzo 2002 venne audito dalla Prima commissione del Consiglio superiore della magistratura nell’ambito del procedimento per incompatibilità ambientale allora pendente sul dottor Antonio Franco Cassata, poi – a parere dell’interrogante, con decisione errata – purtroppo archiviato, tanto che nella scorsa estate, pur a seguito di altro atto di sindacato ispettivo dell’interrogante (4-00105, Resoconto n. 13 del 4 giugno 2008), è stata deliberata la nomina del dottor Cassata il 29 luglio 2008 quale attuale Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina;

nel corso di quell’audizione al Consiglio superiore della magistratura, il professor Parmaliana ribadì le sue doglianze sulle disfunzioni dell’amministrazione della giustizia nel suo territorio, sulle inerzie della Procura di Barcellona a fronte delle sue documentate denunce, sulle inerzie della Procura generale di Messina a fronte delle sue sollecitazioni all’avocazione delle indagini e, infine, sugli incarichi fiduciari conferiti dall’amministrazione comunale di Terme Vigliatore al figlio del dottor Cassata, avvocato Nello Cassata;

l’infaticabile attività di denuncia del professor Parmaliana sull’illegalità dominante nelle amministrazioni comunali succedutesi nel tempo a Terme Vigliatore trovò comunque positivo riscontro nel decreto del Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, del dicembre 2005, con il quale venne disposto lo scioglimento dell’amministrazione comunale di Terme Vigliatore per il condizionamento mafioso accertato dalla commissione prefettizia all’esito, tra l’altro, proprio delle segnalazioni del professor Parmaliana;

come risulta da plurime recenti fonti di stampa, in parallelo con l’inchiesta amministrativa sul Comune di Terme Vigliatore, si svilupparono delle indagini curate dai carabinieri della Compagnia di Barcellona Pozzo di Gotto, nel corso delle quali furono rilevate, in un’informativa denominata “Tsunami”, insieme a innumerevoli irregolarità amministrative e penali nella gestione del Comune, allarmanti condotte poste in essere, fra l’altro, proprio da due dei magistrati dei quali il professor Parmaliana aveva lamentato inerzie e omissioni, il dottor Olindo Canali, sostituto procuratore della Repubblica a Barcellona Pozzo di Gotto, ed il dottor Antonio Franco Cassata, attuale Procuratore generale presso la Corte di appello di Messina;

anche in epoca successiva, il professor Parmaliana ha formulato numerose puntuali denunce sulle pesanti irregolarità che continuava a registrare nella gestione della cosa pubblica a Terme Vigliatore;

tuttavia, il professor Parmaliana fino all’ultimo ha continuato a registrare l’immobilismo della Procura di Barcellona;

per converso, da ultimo il professor Parmaliana vide mutare la sua posizione da quella di indefesso ed integerrimo accusatore in quella di accusato;

nel settembre 2008, infatti, gli venne notificato un decreto di citazione a giudizio emesso dalla Procura di Barcellona per il delitto di diffamazione aggravata in danno di tale Domenico Munafò, attuale Presidente del Consiglio comunale di Terme Vigliatore e già vicesindaco nell’amministrazione comunale sciolta per mafia nel 2005;

le imputazioni di quel decreto sono tali e destano tale sgomento che ne è doveroso fare in questa sede una valutazione sostanziale al di fuori del competente ambito giudiziario e senza, quindi, intralciare l’autonomia e l’indipendenza degli organi competenti;

in particolare, con quell’atto la Procura di Barcellona ha addebitato al professor Parmaliana di aver compiuto il delitto di diffamazione con tre successive condotte e precisamente: per aver esultato al decreto del Presidente della Repubblica Ciampi con il quale venne sciolta per mafia l’amministrazione comunale, facendo affiggere nella sua veste di segretario della locale sezione dei Democratici di sinistra un manifesto riportante il seguente testo:

“Il Consiglio Comunale è stato sciolto per ingerenza della criminalità organizzata! Giustizia è stata fatta: la legalità ha vinto! Tanti dovrebbero scappare … se avessero dignità”;

per aver esultato al provvedimento emesso dal Tribunale amministrativo regionale di Catania con il quale era stato rigettato il ricorso presentato da alcuni esponenti dell’amministrazione infiltrata dalla mafia per l’annullamento del decreto di scioglimento del Presidente della Repubblica Ciampi, facendo affiggere nella sua veste di segretario della locale sezione dei Democratici di sinistra un manifesto riportante il seguente testo:

“Rassegnatevi non siete legittimati a rappresentare le istituzioni. Il Tar ha respinto il ricorso proposto da alcuni ex Consiglieri Comunali ‘sciolti’ e da ex amministratori rimossi dal Presidente della Repubblica. Il Tar ha attestato la necessità e la giustezza del decreto presidenziale. Il ns. Comune è stato oggetto di infiltrazioni della criminalità organizzata. La protervia, l’arroganza, il disprezzo delle leggi e le amicizie politiche non hanno fatto breccia. La legalità continua a vincere”;

infine, per un articolo del professor Parmaliana pubblicato sul sito Internet www.imgpress.it, nel quale, tra l’altro, era contenuto il seguente brano: “Sembra che stanti le palesi illegittimità tecniche e procedurali sia stato avviato il procedimento per l’annullamento in autotutela di alcuni piani di lottizzazione che vedono interessati ex amministratori rimossi e consiglieri sciolti sia come progettisti che come titolari dell’iniziativa edilizia. Pertanto qualche ex amministratore rimosso, coinvolto in tali lottizzazioni, ha partecipato all’Autorità Giudiziaria la vicenda biasimando anche la Commissione Straordinaria per non aver rimosso il Funzionario preposto. Sono evidenti l’imperizia e il disagio del tale; perché non ha promosso la rimozione del funzionario quando era in carica? Aveva evidenze di danno per la comunità e non è intervenuto? Perché sollecita la rimozione solo ora?”;

l’interrogante non può fare a meno di rilevare, peraltro, che per tale articolo l’imputazione è stata mossa solo al professor Parmaliana e non anche al giornalista responsabile della testata e gestore del sito, che materialmente aveva curato la pubblicazione dello scritto del professor Parmaliana, concorrendo nella divulgazione di esso e concorrendo quindi in ipotesi nell’eventuale reato;

il professor Parmaliana ha vissuto quel decreto di citazione a giudizio non solo come un’infamia ma anche come l’inizio della rappresaglia giudiziaria avviata contro di lui proprio dall’ufficio, la Procura di Barcellona, che era stato oggetto della maggior parte delle sue denunce;

come riportato dalla stampa, il professor Parmaliana, prima di togliersi la vita, ha lasciato in casa uno scritto nel quale ha spiegato le ragioni del suo drammatico gesto, fra le quali ci sarebbe, principalmente, proprio il decreto di citazione a giudizio dal quale era stato raggiunto;

come detto, il professor Parmaliana ha posto in essere il suicidio in territorio di Patti Marina e quindi nel circondario di competenza della Procura di Patti, circostanza che fa credere all’interrogante che egli per il suo gesto si sia scientemente allontanato dal comune di residenza, ricadente nel circondario della Procura di Barcellona, per scongiurare la competenza territoriale di tale ufficio giudiziario;

essendo stato, però, l’ultimo manoscritto del professor Parmaliana sequestrato nella sua casa di Terme Vigliatore, esso è stato immediatamente trasmesso per la convalida del sequestro alla Procura di Barcellona;

così come risulta personalmente all’interrogante, in quell’ufficio il manoscritto del professor Parmaliana è giunto quindi a conoscenza del suddetto dottor Olindo Canali, magistrato di turno alla Procura di Barcellona il giorno 2 ottobre 2008;

è con sconcerto, allora, che l’interrogante ha registrato nel pomeriggio del 3 ottobre scorso la comparsa sul sito giornalistico www.imgpress.it (lo stesso sul quale non raramente erano apparsi interventi del professor Parmaliana, ivi compreso quello per il quale era stato imputato) di una nota a firma del dottor Olindo Canali, con la quale lo stesso ha rappresentato ai lettori la propria versione sui suoi rapporti con il professor Parmaliana, affermando, tra l’altro, “ho fatto il possibile come magistrato per andare fino in fondo e cercare di capire le sue denunce” e “mi stimava”;

il giorno 5 ottobre il “Giornale di Sicilia” ha pubblicato un articolo sulla morte del professor Parmaliana dal titolo «Barcellona, la Procura sul caso Parmaliana – “Noi non facciamo inchieste sulla mafia”», nel quale sono state riportate le parole dell’attuale Procuratore capo di Barcellona (insediatosi da poco più di un mese e del tutto estraneo alle inerzie giudiziarie lamentate dal professor Parmaliana), che, al riguardo del decreto di citazione a giudizio che aveva colpito il professore, si è detto convinto – spiacevolmente, a parere dell’interrogante – che “il magistrato incaricato di valutare gli elementi a carico del professore, denunciato per diffamazione, abbia operato in massima serenità, prima di chiedere il rinvio a giudizio”;

l’immensa e commossa partecipazione popolare al funerale del professor Parmaliana, celebrato il 4 ottobre 2008, costringe l’interrogante a ritenere che i cittadini onesti hanno compreso e, seppure in modo postumo, condiviso le battaglie, le denunce e le valutazioni del professor Parmaliana sul malaffare nella politica locale, sulla complice inerzia praticata dai locali uffici giudiziari e sulla rappresaglia giudiziaria da lui subita,si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo, per quanto di propria specifica competenza, non ritenga che debba essere disciplinarmente valutato il comportamento del dottor Canali, il quale, dopo aver avuto contezza in ragione del suo ruolo di magistrato di turno alla Procura di Barcellona del manoscritto lasciato dal professor Parmaliana (che da quasi un decennio lamentava le gravissime inerzie della Procura di Barcellona e, tra gli altri, personalmente del dottor Canali), ha provveduto a far pubblicare sul sito internet www.imgpress.it, ovvero lo stesso sul quale comparve lo scritto per il quale il professor Parmaliana era stato rinviato a giudizio, una sua nota nella quale quel magistrato ricostruisce a modo proprio il tenore dei suoi rapporti con il professor Parmaliana, come nell’intento di precostituire una personale difesa;

se non ritenga necessaria, improcrastinabile e doverosa l’adozione di attività ispettiva di propria competenza presso la Procura della Repubblica di Barcellona Pozzo di Gotto, al fine di poter assumere le eventuali necessarie determinazioni in materia disciplinare su tutti i fatti descritti in premessa.

 

Sen. Giuseppe Lumia

 

06/10/2008: AFFARI, BOSS, POLITICI: la ragnatela dietro il suicidio del PROF. ANTIMAFIA

06/10/2008: I DS lo avevano abbandonato  http://www.illume.it/index/

 

Il commento di Sonia Alfano e dell’Associazione familiari vittime di mafia. “Era stato abbandonato perché scomodo”

 

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 Il suicidio di Adolfo Parmaliana ha scioccato quanti, con lui, si erano battuti per ristabilire la legalità in un territorio così difficile come quello di Terme Vigliatore. E che ora, accanto al cordoglio ai familiari del professore, lanciano un duro j’accuse contro chi lo abbandonato.
“Siamo sconvolti e sanguinanti per la morte del professore Adolfo Parmaliana – ha scritto Sonia Alfano a nome dell’Associazione familiari vittime della mafia – Adolfo era stato il maggior artefice dello scioglimento del comune di Terme Vigliatore per infiltrazioni mafiose ed era una delle pochissime persone che combatteva seriamente e con rigore la mafia messinese.
La candidata alla presidenza regionale, figlia del giornalista barcellonese Beppe, ucciso dalla mafia nel 1993, non risparmia strali. Di seguito, il teso della sua lettera.
“Siamo shokkati dal suo suicidio ma allo stesso tempo arrabbiati poiché la morte di Adolfo è da addebitare a tutti noi ed alle multinazionali dell’antimafia che lo hanno lasciato solo creando intorno alla sua persona un vergognoso isolamento. Ciascuno di noi ed ogni componente dell’antimafia istituzionale deve avere l’amara ed insopportabile consapevolezza che la sua morte è stata causata da tutti noi. Da chi lo ha criminosamente isolato parchè troppo “scomodo” a chi non gli è stato vicino quel tanto che bastava per evitare un simile gesto. Le nostre non vogliono e non devono essere parole di circostanza buttate al vento. Vogliamo che ogni esponente dell’antimafia, sociale od istituzionale che sia, faccia un esame di coscienza e prenda consapevolezza di avere una parte di responsabilità in questa morte assurda ed ingiusta, così come la magistratura barcellonese tanto solerte nel rinviarlo a giudizio per diffamazione; una solerzia che forse non ha mai avuto nei confronti dei veri mafiosi contro i quali tanta parte della sua vita Adolfo aveva impiegato non riuscendo forse a sopportare la vergogna per quell’accusa di diffamazione. Un accusa mossagli con delle motivazioni ridicole: Per aver affisso un manifesto nel quale affermava che gli amministratori di Terme Vigliatore, comune sciolto per mafia grazie ad Adolfo, avrebbero dovuto vergognarsi e per aver denunciato una lottizzazione abusiva su un terreno di un componente di quella stessa amministrazione sciolta per mafia. Quanto detto e fatto da Adolfo noi lo facciamo nostro e lo sottoscriviamo. Continueremo a portare avanti quelle stesse denunce che hanno portato gli amministratori a muovergli quell’accusa infondata poiché i fatti denunciati da Adolfo sono assolutamente veri. Alla famiglia non possiamo che promettere, almeno da parte nostra, tutta la vicinanza ed il calore di cui siamo capaci. Adolfo era un nostro amico ed il rimorso per non essergli stati abbastanza vicini in dei momenti difficili per lui è un sentimento insopportabile che colpisce noi così come i componenti di quell’antimafia di convenienza che ha fatto di tutto per lasciarlo solo. Organizzeremo una fiaccolata per Adolfo non solo allo scopo di ricordarlo ma sopratutto per chiedergli scusa per le nostre e le altrui mancanze e per promettergli che riusciremo a farci carico di proseguire la sua lotta”. 

Perché lascio i Democratici di Sinistra, di A. Parmaliana

Terme Vigliatore, 8 Giugno 2007

On.le Piero Fassino
Segretario Nazionale dei
Democratici di Sinistra
ROMA

Oggetto: ….ecco perché lascio i Democratici di Sinistra

Caro Fassino,

ho deciso di lasciare i Democratici di Sinistra e da questo momento mi sento libero da ogni vincolo associativo con il Partito nel quale ho militato dal 1999 ad oggi ricoprendo gli incarichi di Segretario dell’Unità di Base “M. D’Antona” di Terme Vigliatore (ME) per oltre 7 anni, Componente della Direzione della Federazione DS di Messina e più recentemente Membro del Comitato di Reggenza della stessa Federazione.

Mi sono iscritto al PCI nel 1981 e da allora fino ad oggi ho tentato di contribuire all’affermazione dei valori di libertà, democrazia, giustizia sociale e progresso.
Ancora oggi non riesco a spiegarmi le ragioni che stanno determinando la costituzione del Partito Democratico: è una scelta, una strategia che a me appare illogica, immotivata, anacronistica e conservatrice. Sembra una scelta subita, una metamorfosi alla quale i DS devono sottoporsi per volere di altri, per cancellare la loro matrice culturale e la loro genesi ideologica.

Che illogicità! Perché abbiamo dovuto svendere in forma subalterna un patrimonio di idee/conquiste/valori accumulato in 50 anni?

Il Partito Democratico probabilmente nasce per ragioni di governabilità, per costituire un forte blocco in grado di governare con maggiore stabilità il Paese. Questo è un principio utilitaristico che i miei riferimenti politico-ideali ed il mio glossario politico non conoscono. Purtroppo, ahimè, anche i DS negli ultimi anni hanno perseguito sempre più una strategia che ha privilegiato la governabilità ed il compromesso politico, rispetto alle scelte di campo.

Il Ns. Partito ha disatteso negli ultimi anni molti impegni – assunti solennemente – nel campo della lotta alla mafia, per l’affermazione della legalità, quale valore primario per la democrazia e la libertà di un Paese, e della questione morale, quale fattore primario per alimentare la fiducia dei cittadini nella classe politica. Questi temi oggi non sono più tra le priorità della politica dei DS.

Si registra una preoccupante crescita di coinvolgimenti di esponenti DS in vicende illecite ed in fatti di “mala politica”: non possiamo più rivendicare la Nostra diversità rispetto agli altri Partiti e la Nostra superiorità in termini di concezione etica della politica.

Negli ultimi 15 anni siamo stati al Governo per oltre 8 anni. É vero che la frammentazione e la litigiosità del quadro politico e le maggioranze risicate non hanno favorito la Ns. azione di Governo, comunque dobbiamo riconoscere di non essere stati in grado fino in fondo di dare una spinta forte, propulsiva e caratterizzante ai Governi di cui abbiamo fatto parte.

Su questo fronte credo che sia mancata e manchi una necessaria riflessione ed analisi critica.
Apprezzo molto la Tua abnegazione ed il Tuo impegno a difesa del ruolo e delle prerogative del Partito inteso come una forza politica che mai si deve identificare con il Governo di coalizione di cui fa parte. Ma debbo constatare la poca attenzione, a volte la sottovalutazione e/o il disinteresse, che Tu, e più in generale la Direzione del Partito, ha manifestato quando dalla base si segnalavano fatti e vicende che sono indice di malessere profondo e grave crisi del Partito e quindi della Sua immagine e della Sua politica.

Mi sono rivolto a Te nel lontano Aprile 2003 (all.1) per chiedere un impegno maggiore da parte Tua, e quindi della Direzione Nazionale, per rigenerare la vita democratica ed organizzativa del Partito nella Federazione di Messina storicamente dominata da un gruppo che ha fatto della gerontocrazia, del familismo e dell’appartenenza al gruppo le sue uniche direttrici di azione.

Questo gruppo, buono per tutte le stagioni, che non si fa scrupoli di ricollocarsi all’interno delle logiche congressuali del Partito, anche in funzione delle intese e/o accordi con altre forze politiche, opera nella logica di governare l’esistente, di gestire la quota parte di potere assegnato, di non scomodare i potenti e di non osare alcunché per tentare di cambiare il quadro politico di riferimento. Dopo alcune settimane ho risollecitato un Tuo intervento (Maggio ’03, all.2).

A Novembre 2004 (all.3) Ti ho ulteriormente rappresentato la necessità di prendere coscienza della condizione di degrado della situazione politica e della vita democratica del Partito nella Federazione di Messina.

A Febbraio 2006 (all.4) Ti ho messo al corrente di un grave episodio di minacce e violenze che ho subito durante una riunione della Direzione Provinciale da parte di alcuni soggetti, eufemisticamente chiamati Dirigenti Politici del Partito, che la stampa aveva sbeffeggiato perché nel mentre i DS erano impegnati a far sciogliere il Consiglio Comunale di Terme Vigliatore per ingerenza della criminalità organizzata, obiettivo centrato a Dicembre 2005, essi erano coinvolti in vicende “non sempre lecite”, come risulta dai fatti emersi successivamente, con l’Amministrazione Comunale “inquinata”.

A fronte di tali segnalazioni, io non ho mai ricevuto da Te una riga di riscontro, assenso o non condivisione. Il silenzio più assoluto. Che dire? Un Partito che non ascolta la base è un Partito destinato ad una involuzione democratica. Quando non si interviene per ristabilire le regole e per ripristinare la credibilità di un Partito, quel Partito è destinato a svolgere un ruolo subalterno.

Il deficit di credibilità ed immagine dei DS a Messina raggiunge il diapason a Dicembre 2006 quando il Corriere della Sera mette alla berlina il Ns. Partito che è risultato essere coinvolto, anche ai massimi livelli, in un affaire di consulenze/nomine/assunzioni senza concorso nell’ATO Rifiuti ME3. Assunzioni che hanno riguardato tralaltro Dirigenti del Partito e/o loro familiari, non sempre indenni da gravami giudiziari ancora pendenti, amministratori di Società Consortili, consulenti orali, segretari politici di mattina e consulenti di pomeriggio, insomma una macedonia siciliana caratterizzata da elementi diessini doc. Ne hanno parlato i giornali per settimane.

Anche Tu ne sei al corrente. Io, per il tramite di un Compagno, Ti ho recapitato un plico con documenti e rassegna stampa relativi a tali fatti. Negli anni precedenti altre vicende poco edificanti avevano riguardato alcuni esponenti dei DS.

Nella Federazione DS di Messina ci sono da risolvere problemi di questione morale e conflitti d’interesse grandi quanto il Colosseo. Ciò è noto al Partito ma tutto tace! Sono stati utilizzati cariche e ruoli per realizzare altre finalità che nulla hanno a che vedere con le ragioni della politica e del buongoverno.

Come sai contribuiamo all’Amministrazione della Città di Messina con ben 3 Assessori, mentre abbiamo eletto solo 2 Consiglieri Comunali: uno ci ha lasciato dopo qualche mese per questioni di nomine e di potere, l’altro, “unico superstite”, dopo aver ricevuto tante angherie e vessazioni dalla lobby dominante, qualche settimana addietro Ti ha scritto una lettera per denunciare i fatti sopra richiamati ed è sul punto di lasciare il Partito. È l’occasione buona affinché Gian Antonio Stella possa scrivere sul Corriere un altro articolo dal titolo “I DS a Messina: una squadra di generali senza truppe”.

Qualche mese addietro, in occasione del Congresso Regionale del Partito, ho proposto alla platea congressuale l’odg “Legalità, Questione Morale, Codice Etico e Rappresentanza Democratica” (all.5) che è stato approvato all’unanimità. Nei giorni successivi l’ho inviato ai Dirigenti Regionali del Partito affinché si attivassero per la Sua applicazione.

Come puoi immaginare non è accaduto nulla. Quel documento è rimasto un foglio di carta a futura memoria che mai dovrà produrre alcun effetto.
Io ero certo che tale Codice Etico non sarebbe stato mai attuato in Sicilia, né dai DS, né dalla Margherita e/o dall’Unione. Ne avevo consapevolezza, ma ho inteso regalare ai DS ed al Partito Democratico, a futura memoria, il tratto distintivo del mio impegno politico e della mia idealità.

La Sicilia è una terra in cui la mafia, l’illegalità e gli affari sono fattori integranti del sistema politico: i DS in Sicilia non vogliono compiere scelte di discontinuità, non vogliono rischiare di essere estromessi dal quadro politico consolidatosi negli anni .

Vivo questo momento e questo passaggio con molta amarezza e con indubbie difficoltà. Non si lascia con leggiadria, a cuor leggero e/o con atti formali un Partito nel quale ci si è identificati ideologicamente, un Partito al quale sono stati dedicati oltre 25 anni di battaglie, risorse e impegno civile per raggiungere obiettivi e conquiste per l’emancipazione e la modernizzazione di un Paese, di una Regione, di realtà locali ancora oggi dominate da lobbies politico-affariste che a volte sono supportate dalla criminalità organizzata e dalla mafia dei colletti bianchi che si annida in importanti istituzioni ed apparati dello Stato.

Per questo Partito, per la Sua affermazione, ho trascurato a volte la famiglia, gli affetti e le amicizie. Ma questo impegno ormai è alle spalle: il mio Partito, e ciò che esso diverrà, non è molto interessato a questi temi, è tempo di lasciare ogni illusione.

Oggi mi sento deprivato della mia casa ideale e del mio luogo politico di riferimento. É come se i Compagni che hanno deciso di aderire al Partito Democratico avessero demolito la casa nella quale abbiamo vissuto ed agito insieme. É una grande sofferenza.

Io continuerò il mio impegno civile e politico per contribuire al progresso della Società nella quale vivo ed opero. Non so ancora se aderirò a qualche Partito, comunque continuerò a battermi – spero con nuove energie, passioni e stimoli – per affermare i valori e le idealità della sinistra. Tra il governare, costi quel che costi, e la supremazia dei valori ideali preferirò sempre la seconda opzione.

Chi ha partecipato ai comizi ed ai funerali di Enrico Berlinguer, chi ha vissuto il travaglio positivo dell’evoluzione PCI/PDS/DS, mantenendo ferma la sua posizione non lascia a cuor leggero, né sbatte la porta o rinnega la Sua storia e le Sue idee.
La mia attività politica nel PCI, e dopo nel PDS e nei DS, mi ha aiutato molto nella vita e nel lavoro, questo impegno mi è servito a maturare esperienze ed a confrontarmi con donne e uomini ricchi di valori e di idee.
Attraverso la Tua persona esprimo la mia gratitudine verso tutti i Compagni con i quali ho vissuto questa parte importante e ricca della mia vita.

A Te ed al Partito Democratico auguro tante affermazioni e tanti successi e Ti assicuro che non vivrò questo distacco né con acredine, né con superiorità ideologica, bensì con la serenità dettata dal principio “opus est”.

Io continuerò a remare per la sinistra!

Un abbraccio affettuoso

Adolfo Parmaliana

Allegati
1) e-mail 29 aprile 2003 “Ti prego di aiutare il Ns. Partito”
2) e-mail 13 maggio 2003 “Ti prego di aiutare il Ns. Partito”
3) lettera 28 novembre 2004 “Vogliamo garantiti i nostri diritti di iscritti ai DS”
4) lettera 7 febbraio 2006 “Minacce, violenze verbali ed offese nel corso della riunione della Direzione Provinciale”
5) 15 aprile 2007 odg “Legalità, Questione Morale, Codice Etico e Rappresentanza Democratica”

E’ morto giovedì 2 ottobre 2008 il Professor Adolfo Parmaliana di anni 50, Docente di Chimica Industriale all’Università di Messinaultima modifica: 2008-12-03T21:13:00+01:00da admin
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3 pensieri su “E’ morto giovedì 2 ottobre 2008 il Professor Adolfo Parmaliana di anni 50, Docente di Chimica Industriale all’Università di Messina

  1. Ieri sera ho ricevuto una telefonata ed ho saputo la notizia della morte del Prof. Adolfo Parmaliana, ci sono rimasto molto male, ho avuto modo di conoscerlo tramite il partito di cui lui ne era il segretario, una persona con tanta voglia di combattare contro le ingiustizie, che non si dava mai per vinto e che cercava sempre il massimo dai componenti del partito, riusciva a tutto cio che si metteva a fare, ma per lui non era mai sufficiente, voleva sempre essere preciso.

  2. Come recita l’ultimo articolo del quotidiano :
    http://www.tempostretto.it/8/index.php?location=articolo&id_articolo=10228#ancora La responsabilità finale è da attribuirsi ai giudici e questo lo so per esperienza personale.
    Circa due anni fa’ ero stato assunto tramite la graduatoria per il personale ATA in una scuola.
    Dopo 23 giorni sotto contratto mi hanno licenziato con la scusa che la mia qualifica non era proprio equivalente. Protesto che ero stato inserito sia nella graduatoria provvisoria che in quella definitiva. Che avevo firmato il contrattino prima e il contratto definitivo poi. Avendo la massima tutela si arriva presto in tribunale ma qui, dopo qualche giorno arriva l’amara sorpresa: il giudice dà ragione al dirigente scolastico. Licenziato durante le feste di fine anno. Non avevo partecipato al tradizionale regalo che ogni anno il personale fa’ al dirigente scolastico con l’ottima scusa che ero stato assunto da poco. Ma io sapevo che rischiavo solo qualche straordinario o qualche compito ingrato così non vale!!

  3. Come recita l’ultimo articolo del quotidiano :
    http://www.tempostretto.it/8/index.php?location=articolo&id_articolo=10228#ancora La responsabilità finale è da attribuirsi ai giudici e questo lo so per esperienza personale.
    Circa due anni fa’ ero stato assunto tramite la graduatoria per il personale ATA in una scuola.
    Dopo 23 giorni sotto contratto mi hanno licenziato con la scusa che la mia qualifica non era proprio equivalente. Protesto che ero stato inserito sia nella graduatoria provvisoria che in quella definitiva. Che avevo firmato il contrattino prima e il contratto definitivo poi. Avendo la massima tutela si arriva presto in tribunale ma qui, dopo qualche giorno arriva l’amara sorpresa: il giudice dà ragione al dirigente scolastico. Licenziato durante le feste di fine anno. Non avevo partecipato al tradizionale regalo che ogni anno il personale fa’ al dirigente scolastico con l’ottima scusa che ero stato assunto da poco. Ma io sapevo che rischiavo solo qualche straordinario o qualche compito ingrato così non vale!!

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